Sindrome di Burnout: la Guida INAIL per lavoratori e aziende

Guida INAIL per i datori di lavoro con gli strumenti di valutazione e prevenzione della sindrome da burnout tra i dipendenti a causa di stress eccessivo.

Carichi di lavoro eccessivi, mancanza di supporto, scarsa autonomia, leadership inadeguata e conflitti interpersonali sul lavoro: sono solo alcuni degli elementi che, sul luogo di lavoro, possono determinare un maggior rischio di sindrome da burnout. Si tratta di un fenomeno in forte crescita, al quale l’INAIL ha quindi dedicato una nuova guida consultabile online, a disposizione di aziende e lavoratori.

Guida INAIL al burnout
Il burnout può manifestarsi in diversi modi ma si riconosce infatti da precisi sintomi, ecco perché i datori di lavoro possono attivare per tempo metodologie e strumenti adatti a prevenirlo e valutarlo. Il Dlgs 81/2008 prevede infatti l’obbligo per i datori di lavoro di valutare anche i rischi psicosociali che possono determinare l’insorgenza di stress lavoro-correlato.

Ad aprile l’INAIL ha pubblicato anche il nuovo modulo contestualizzato al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica ed aggiornato la piattaforma online per la valutazione e gestione dello stress lavoro-correlato.

Le caratteristiche del burnout sono definite dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Spesso è provocato da stress lavoro-correlato e la prima reazione è l’esaurimento, una profonda sensazione di svuotamento e logoramento di risorse emotive e fisiche. L’individuo si sente privo di energie, costantemente affaticato, e non riesce a riposarsi. Un altro disturbo tipico è rappresentato dalla disaffezione lavorativa, che fa sviluppare atteggiamenti negativi, distaccati e cinici nei confronti del lavoro e delle persone con le quali si interagisce, e riduce il coinvolgimento. Rappresenta quindi una sorta di risposta difensiva nei confronti di vari aspetti della vita lavorativa.

Il burnout può provocare inefficacia personale, ovvero una tendenza della persona a valutarsi negativamente, sviluppare un senso profondo di insoddisfazione per i risultati ottenuti. E’ un po’ un circolo vizioso: perdita di fiducia, riduzione dell’impegno, peggioramento delle prestazioni lavorative.

Da cosa è provocata la sindrome
Le cause scatenanti possono essere molteplici: sovraccarichi di lavoro ed eccessive richieste, mancanza di autonomia, poca chiarezza nei compiti assegnati, leadership inefficace, dannosa o iniqua, mancanza di supporto anche da parte dei colleghi, orari di lavoro lunghi, turni, reperibilità notturna. I disturbi più frequenti: problemi gastrointestinali, muscolo-scheletrici e cardiovascolari, abbassamento delle difese immunitarie, disturbi ansioso-depressivi, dell’umore, del sonno, dell’alimentazione, bassa capacità di concentrazione e memoria, difficoltà nel prendere decisioni, aumento del rischio di abuso di sostanze.

Strumenti di prevenzione
Le aziende possono innanzitutto evitare situazioni potenzialmente dannose, in secondo luogo aiutare i lavoratori alla comparsa dei primi sintomi, fino a prevedere percorsi di sostegno e di cura specifici. Secondo il modello IGLO (Nielsen et al., 2018), per identificare azioni preventive rispetto al rischio di burnout si devono pianificare interventi personalizzati rispetto al target specifico del problema: Individuo, Gruppo, Leadership, Organizzazione.
La prevenzione primaria mira a ridurre il più possibile le situazioni rischiose, che sono state sopra descritte. Migliorando il più possibile gli aspetti organizzativi, gestionali, relazionali. La prevenzione secondaria si concentra su coloro che mostrano i primi sintomi, e vanno conseguentemente supportati nella gestione dello stress. Infine l’impresa può anche prevedere specifici percorsi di cura per ristabilire la salute psico-fisica del lavoratore.

Strumenti di valutazione
A disposizione delle aziende, i principali strumenti di valutazione sono quattro:

– Maslach Burnout Inventory (MBI): inizialmente concepito per il settore sanitario, è stato poi aggiornato con una versione generalista, MBI-GS (Maslach Burnout InventoryGeneral Survey). Valuta lo stato di esaurimento emotivo, cinismo e ridotta realizzazione professionale.

– Questionario per la valutazione della sindrome da burnout (CESQT). Indaga l’entusiasmo per il lavoro, il burnout psichico, l’indolenza o presenza di atteggiamenti negativi di indifferenza e cinismo, il senso di colpa.

– Oldenburg Burnout Inventory (OLBI): si concentra sulle dimensioni dell’esaurimento e disimpegno (fisico, affettivo e cognitivo) e valuta il burnout lungo due continuum: disimpegno vs dedizione (identificazione), esaurimento vs vigore (energia).

– Copenaghen Burnout Inventory (CBI), misura il burnout personale, lavoro-correlato, e legato all’utenza. In Italia, lo strumento è stato validato tra gli insegnanti e nel settore sanitario.

Fonte Ipsoa